Creme abbronzanti – Guida alla scelta

Come scegliere la crema solare più adatta alle vostre esigenze tra tutti i modelli e le marche di creme solari è importante e con questa guida vi aiuteremo a scegliere la crema solare che meglio si adatta alle vostre necessità. 

Al mare, in piscina, al lago, lungo il fiume, in montagna e ovunque il sole splenda alto nel cielo e riscaldi discretamente la pelle ci si deve dotare di prodotti specifici per proteggere la pelle e i capelli. Non solo. Con la bella stagione o a latitudini e longitudini particolari è bene applicare una crema solare anche quando il cielo è coperto poiché le nuvole non rappresentano affatto un ostacolo per i raggi del sole e il rischio di scottature rimane molto alto. 

In questa guida vi spiegheremo come agiscono le creme solari e in generale i prodotti che proteggono la pelle dalle radiazioni solari e come aiutarvi a fare la scelta giusta per permettervi di ottenere una magnifica abbronzatura senza rischiare ustioni o invecchiamenti della pelle.

Scegliere i prodotti solari: caratteristiche delle creme abbronzanti

Acquistare una crema solare è assolutamente indispensabile prima di recarvi in villeggiatura o anche solo prima di partire per un week-end in cui vi distenderete al sole per conquistare un po’ di meritato relax. Vi basterà recarvi in farmacia, in un negozio di prodotti sanitari, o anche al supermercato per trovare interi scaffali ricolmi di prodotti di ogni genere per preparare la vostra cute all’aggressione delle radiazioni solari. Ma come scegliere il prodotto giusto per voi? E prima ancora cosa sono esattamente le creme e i prodotti solari?

I prodotti che agiscono da filtro solare sono essenzialmente prodotti cosmetici che salvaguardano l’epidermide da buona parte degli effetti dannosi dei raggi ultravioletti provenienti dal sole, favorendo nello stesso tempo l’abbronzatura. Agiscono come degli schermi protettivi, che assorbono i raggi ultravioletti di tipo A o B o entrambi (sono questi i due tipi di raggi ultravioletti che arrivano sulla terra dal sole). Possono essere di tipo fisico o chimico.

I filtri fisici sono di solito all’ossido di titanio o di zinco e agiscono come degli specchi che spalmati sulla pelle la dotano di un’impercettibile patina capace di riflettere e respingere le radiazioni; normalmente non hanno un fattore di protezione alto. I filtri chimici invece sono particolari composti molecolari che quando assorbono le radiazioni reagiscono trasformandosi in molecole differenti e restituendo l’energia dei raggi ultravioletti sotto forma di calore.

Ogni filtro è caratterizzato da uno spettro di assorbimento (espresso in lunghezza d’onda delle radiazioni): più ampio è questo spettro, maggiore è la capacità di proteggere la pelle da ogni tipo di raggio ultravioletto.

L’altra prerogativa, la più importante da considerare nell’acquisto di una crema solare, è il fattore di protezione del prodotto. Viene misurato in base a una sigla che precede un numero. Le sigle più frequenti sono: SPF (Sun Protector Factor), FP (Fattore di Protezione), IP (Indice di Protezione). Tra queste sigle non c’è grande differenza: SPF e FP sono basate su un sistema di valutazione più usate negli USA, mentre l’IP si basa su un sistema più accreditato in Europa. Senza bisogno di entrare in tecnicismi eccessivi, basta sapere che solitamente il numero corrisponde al numero di ore di esposizione ai raggi solari che il prodotto garantisce prima di generare un eritema a causa della sovraesposizione. In pratica, se il prodotto è applicato correttamente si può prolungare il tempo di esposizione al sole prima che sopraggiunga la famigerata scottatura. Il prodotto, perché possa essere efficace, deve essere spalmato senza parsimonia in modo da coprire copiosamente ogni area epidermica esposta al sole. Inoltre va sempre riapplicato dopo un’abbondante sudorazione e dopo il bagno.

Ma perché bisogna difendersi in modo così attento dalle radiazioni solari e dai raggi ultravioletti?

UV-A e UV-B: cosa sono e perché difendersi

Le radiazioni solari che arrivano sulla terra sono in realtà composte da un insieme di radiazioni di cui quelle visibili sotto forma di luce sono solo il 37 per cento. La restante parte è composta da raggi ultravioletti (3 percento) e dai raggi infrarossi (60 percento).

I raggi ultravioletti, che sono le radiazioni responsabili dell’abbronzatura e la produzione nell’organismo di vitamina D, sono di due tipi: UV-A e UV-B, mentre la terza forma di raggi ultravioletti prodotti dal sole, gli UV-C, vengono schermati dallo strato di ozono che avvolge il nostro pianeta e non arrivano all’uomo.

Sia gli UV-A che gli UV-B generano l’abbronzatura: entrambi, penetrando nel derma, stimolano nei melanociti (le cellule cutanee responsabili della produzione e dell’accumulo della melanina) la produzione di melanina, il cui effetto è proprio quello di abbronzare la pelle. Il comportamento degli UV-A e degli UV-B è però differente:

  • gli UV-A hanno una penetrazione profonda nella pelle, giungono fino al derma (la parte profonda della cute) e deteriorano il collagene, l’elastina e i capillari, producendo l’effetto spiacevole di accelerare sensibilmente l’invecchiamento della pelle, di favorire la comparsa di rughe e di ridurre l’elasticità dell’epidermide;
  • gli UV-B rimangono in superficie, limitandosi a colpire l’epidermide (la parte più esterna della cute), ma esercitano un’azione molto più incisiva e aggressiva rispetto agli UV-A: penetrando nel nucleo delle cellule possono provocare alterazioni del DNA cellulare e in questo modo generare la comparsa di tumori cutanei, talvolta maligni (melanomi).

Gli infrarossi sono radiazioni termiche che hanno l’effetto principale di produrre vasodilatazione cutanea: peggiorano quindi la couperose del viso, le angectasie delle gambe e aumentano i problemi in chi soffre di varici.

Come si vede, i raggi solari, se da una parte procurano il piacevole effetto estetico di rendere la pelle più attraente grazie all’abbronzatura, dall’altra causano degli effetti collaterali piuttosto sgradevoli. Una corretta esposizione al sole perciò è necessaria per evitare danni fastidiosi e alle volte anche gravi.

Creme solari e esposizione al sole

La corretta esposizione al sole parte dal riconoscimento del proprio fototipo: il fototipo indica la qualità e la quantità di melanina presente in condizioni normali (ossia senza l’effetto di un’esposizione ai raggi ultravioletti) nella pelle. Il fototipo si determina in base al colore della carnagione, dei capelli e degli occhi.

  • Fototipo 1: carnagione molto chiara, spesso con efelidi, capelli biondi o rossi, occhi chiari. La mancanza quasi totale di melanina provoca generalmente un eritema evidente a ogni esposizione al sole non protetta, con conseguente abbronzatura molto tenue o inesistente. La reazione ai raggi solari è molto elevata, con alto rischio di danni permanenti e di scottature anche gravi.
  • Fototipo 2: carnagione chiara, capelli biondo scuro o castano chiaro. La quantità di melanina è ridotta, per cui la pelle tende a scottarsi facilmente. L’abbronzatura risultante all’esposizione è lieve (dorata).
  • Fototipo 3: carnagione abbastanza scura, capelli castani. La pelle si scotta solo dopo un’esposizione prolungata. Si può ottenere un’abbronzatura intensa e omogenea.
  • Fototipo 4: carnagione olivastra, occhi e capelli neri. La pelle si scotta molto di rado. In breve tempo viene prodotta un’abbronzatura molto intensa.

Creme solari e corretta esposizione al sole

I soggetti con fototipo 1 non devono esporsi al sole, essenzialmente perché la loro pelle non è in grado di produrre melanina, quindi non possono abbronzarsi. Quando costretti a stare al sole, queste persone devono ricorrere a prodotti solari con filtri elevati (SPF 35-60) o addirittura a schermo totale.

Moltissima attenzione devono fare i soggetti con fototipo 2. L’esposizione va preceduta dall’aspersione del corpo con creme solari adatte in modo da ridurre i danni derivanti dall’aggressione eccessiva dei raggi ultravioletti. Nei primi due giorni in cui si prende il sole è raccomandato un fattore di protezione totale su viso e zone delicate e filtri non inferiori a 25-30 per il corpo. Nei giorni seguenti si possono usare protezioni più ridotte, da 15 a 20.

I soggetti con fototipo 3 e 4 sono in effetti i veri beneficiari della tintarella: la produzione di melanina della loro pelle dà senz’altro l’apprezzabile risultato di un’abbronzatura compatta e ben visibile. Anche questi soggetti però subiscono l’effetto dannoso dei raggi UV, per cui schermare la pelle con delle creme soprattutto nei primi tempi dell’esposizione al sole è assolutamente consigliato, specialmente sulle parti più delicate (contorno occhi, labbra, seno, decolleté). I fototipi 3 devono usare filtri elevati, da 20 a 25, sul viso e corpo per i primi due giorni, passando poi a 10 nei successivi. I fototipi 4 possono limitarsi a u uso di creme a fattore di protezione da 8 a 15 nei primi giorni, per poi arrivare a 4.

I bambini e comunque i ragazzi sotto i 15 anni richiedono un livello di attenzione paragonabile a quello per il fototipo 1. Allo stesso modo devono comportarsi le persone che soffrono di patologie come l’ipersensibilità alle radiazioni o particolari patologie.

Anche se cautamente vi mettete sotto l’ombrellone non pensate che non vi arrivino radiazioni: sotto l’ombrellone i raggi passano nell’ordine del 30 percento, e comunque vi arrivano in quantità variabile una forte dose di radiazioni riflesse. Anche in questo caso, quindi, occorre difendersi con i filtri solari.

Attenzione particolare va prestata infine agli occhi: se non vengono protetti con occhialini o occhiali da sole di qualità si può causare un’infiammazione della cornea e della congiuntiva, ma anche provocare il danneggiamento del cristallino e della retina, che con il tempo può tradursi in una riduzione anche considerevole della capacità visiva.

Questi accorgimenti valgono per chi desidera sdraiarsi su una spiaggia mediterranea, caratterizzata da un’intensità di radiazione non lieve ma neppure intensissima. Se invece avete prenotato un viaggio in terre tropicali, considerate un aumento proporzionale di tutti i fattori di protezione suggeriti, quanto più elevato quanto più vi avvicinate all’equatore. Su spiagge tropicali può essere valida per esempio la prassi per cui non ci si esponga mai al sole nelle ore centrali della giornata tra le 11 e le 16. Durante la prima settimana per tutti i fototipi è opportuno usare prodotti a schermo totale da applicare ogni due ore e dopo ogni immersione in acqua. Per la seconda settimana usare una protezione 40 per le pelli chiare ed ambrate, 30 per le pelli più scure.

La regola fondamentale è comunque di valutare sempre dove e come si prende il sole: più si sale in montagna, più è diretta l’azione dei raggi ultravioletti e quindi maggiore dev’essere la schermatura. Più il luogo in cui vi trovate è chiaro e riflettente, come per esempio una spiaggia di sabbia chiara, o la neve se andate in alta montagna, maggiore sarà la quantità di radiazioni che la vostra pelle riceverà, perché oltre ai raggi UV diretti sarete bombardati anche da quelli riflessi. Anche in questo caso, utilizzate le indicazioni che vi abbiamo dato con un pizzico di elasticità, aumentando o diminuendo opportunamente il livello di protezione.

Altro suggerimento è quello di evitare comunque l’esposizione al sole durante le ore più calde della giornata. Oltre a rischiare molto di più sulla pelle, si corre il rischio di prendere un bel colpo di calore! 

La preparazione all’esposizione al sole

In generale non si deve mai preparare la pelle all’esposizione con prodotti che hanno l’effetto dichiarato di accelerare la produzione di melanina: si corre il serio rischio di compromettere la qualità del risultato o di peggiorare l’effetto nefando dell’esposizione ai raggi UV, aumentando il pericolo di ustioni e di avvizzimento della pelle. Questi prodotti modaioli offrono il miraggio di una abbronzatura più rapida, ma la contropartita è quella di rischiare di rovinare la pelle in modo anche abbastanza grave. Per la stessa ragione è assolutamente sconsigliato l’uso di specchi solari per concentrare l’azione dei raggi ultravioletti (ce ne sono già fin troppi senza bisogno di focalizzarli sul viso o altrove!).

Gli autoabbronzanti invece non interferiscono con il sole, ma non ci si deve lasciare ingannare dall’alterata pigmentazione della pelle che producono: la colorazione della cute deriva da uno zucchero che spalmato sulla pelle si lega alla cheratina, una proteina dell’epidermide, costituendo un nuovo composto il cui colore dà la sensazione ottica dell’abbronzatura. In realtà pochi giorni dopo l’applicazione del prodotto l’abbronzatura scompare, perché la coloritura interessa solo la superficie dell’epidermide, in continuo ricambio. In questo senso non si deve pensare che la pelle dopo l’autoabbronzante sia più preparata a ricevere le radiazioni, quindi la prassi da seguire nell’esposizione solare rimane quella adatta al proprio fototipo, e non tiene conto in nessun modo dell’impiego di prodotti autoabbronzanti.

È del tutto infondata l’idea che fare qualche seduta di solarium con lampade abbronzanti (che emettono raggi UV-A e non UV-B) sia d’aiuto in preparazione delle vacanze al mare. La ragione è che il fattore di protezione naturale che si riesce ad acquisire a dispetto della tintarella che si ostenta è ridotto, perché gli UV-A sono meno efficaci nel produrre una fotoprotezione rispetto ai raggi UV-B, che agiscono più in superficie e stimolano maggiormente la produzione di melanina. È proprio la melanina, infatti, che agisce da filtro capace di bloccare l’aggressività dei raggi ultravioletti; inoltre solo i raggi UV-B hanno il potere di fare ispessire rapidamente la pelle riducendo la capacità di penetrazione delle radiazioni. Andare al mare dopo avere abbronzato artificialmente la pelle non protegge quindi dalle scottature derivanti dall’esposizione al sole.

Esposizione al sole: quando si deve evitare tassativamente

Dovrebbe tassativamente evitare di esporsi al sole chi assume farmaci fotosensibilizzanti, per esempio alcuni antibiotici, diuretici e disinfettanti delle vie urinarie per non incorrere in dermatiti anche gravi. Se si prendono farmaci di questo genere l’avvertenza è di controllare nel foglietto illustrativo l’incompatibilità con l’esposizione al sole. Stessa precauzione dovrebbe seguire chi ha subito un intervento chirurgico: in particolar modo chi ha avuto rimodellamenti di chirurgia plastica dovrebbe astenersi dagli ultravioletti per almeno un anno dopo l’operazione.

Effetto analogo e altrettanto dannoso deriva da certe creme estetiche e alcuni profumi: anche in questo caso di solito l’incompatibilità con gli ultravioletti è dichiarata esplicitamente dalle avvertenze che riguardano il prodotto. Nel dubbio, evitare di mettersi al sole dopo avere utilizzato quel prodotto particolare.

Acquistare prodotti solari: creme, oli e altre forme in commercio

Come scegliere il prodotto più adatto tra l’enorme quantità in commercio adesso che è più chiaro come ci si deve comportare quando ci si espone al sole? 

Ecco le varie forme cosmetiche in commercio, con le prerogative tipiche.

  • Oli solari: anticamente l’unica forma possibile per veicolare filtri solari (pensate all’olio di noce o anche d’oliva usato dai nostri antenati) permettono una validissima dispersione dei filtri solari e non implicano la presenza di conservanti. Il fattore di protezione reso è però abbastanza basso, perché l’estrema spalmabilità e la formazione di una pellicola trasparente e idroresistente ma molto sottile limita la forza della barriera filtrante. Sono ideali per i fototipi più scuri o per chi è già ben abbronzato. Sono iul prodotto ideale per difendere i capelli dai danni caratteristici delle radiazioni solari: secchezza, indebolimento, perdita di colore.
  • Stick, lipogel o gel anidri: sono prodotti molto grassi ma venduti in forma solida e contengono frequentemente anche vaselina o oli minerali. Per la loro densità e la loro untuosità si usano solitamente per piccole aree cutanee, come le labbra, il viso, il seno o anche per coprire le macchie scure provocate dal sole ed evitarne l’aumento di dimensioni.
  • Idrogel: sono prodotti gelatinosi a base acquosa, o alcolica. Benché siano in grado di arrecare istantaneo refrigerio danno un basso indice di protezione. La presenza di alcool è poco indicata per l’uso su pelli sensibili, secche e di bambini o anziani. È invece particolarmente indicata per i capelli o come doposole: esplicano una significativa azione riparatrice sugli effetti negativi del sole, producendo una bella sensazione rinfrescante unita a un valido potere lenitivo e idratante.
  • Emulsioni: la mistura di componenti grasse e acquose consente di veicolare un’elevata presenza di filtri sia fisici che chimici, di creare sulla pelle una pellicola protettiva piuttosto spessa e di resistere bene all’acqua e al sudore. Le emulsioni congiungono alla protezione solare numerose altre caratteristiche: sono idratanti, proteggono dai radicali liberi, esplicano un effetto antirughe. Sono invece poco consigliabili le microemulsioni perché vengono assorbite troppo rapidamente dalla cute perdendo l’effetto di difesa che dovrebbero assicurare.
  • Paste e creme dense: sono prodotti contenenti prevalentemente filtri fisici con azione cutanea di superficie. Hanno il vantaggio di essere povere di conservanti e additivi, senza profumo e rigorosamente controllate sotto il profilo della degradabilità, rendendole estremamente adatte all’utilizzo sulla pelle sensibilissima dei bambini.
  • Acque solari: sono prodotti liquidi che si aspergono sulla pelle sotto forma di spray rinfrescanti e profumati. Hanno un livello di protezione solare minimo e pertanto il loro utilizzo è da evitare su pelli con fototipo basso o non ancora sufficientemente abbronzate.

Un’ultima considerazione va fatta sui prodotti doposole. Questi servono essenzialmente a reidratare la pelle che è stata letteralmente disidratata dai raggi infrarossi e a lenire i danni procurati dalla sovrabbondanza di radiazioni. In più offrono un senso di refrigerio e di rinvigorimento anestetizzando in qualche caso il bruciore procurato da leggere scottature.

In ogni caso, soprattutto se avete sofferto nel passato di particolari problemi epidermici, o volete essere più che sicuri di fare la scelta dei prodotti più indicati per la vostra pelle, il consiglio è di acquistare in farmacia, facendovi consigliare la soluzione più adatta.

Consigli per acquistare una crema solare

Acquistare una crema solare va fatto partendo dalla precisa conoscenza del proprio fototipo e del luogo in cui vi troverete a prendere il sole.

Il consiglio è di acquistare prodotti di buona qualità, controllando il fattore di protezione e la forma cosmetica più adatta al tipo di impiego che intendete farne. Ricordate di acquistare diversi tipi di prodotti solari da impiegare in periodi diversi dal momento in cui vi siete esposti al sole la prima volta e in orari differenti della giornata. Non dimenticate neanche di acquistare un doposole che restituisca freschezza e idratazione alla vostra pelle.